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DONNE E RIVOLUZIONE “COLTURALE”

C’è un dato incontrovertibile: la Terra è madre. L’agricoltura è donna. Le divinità che hanno accompagnato nei secoli la fertilità, l’abbondanza delle messi e il lavoro nei campi, sono sempre state donne. Ne è esempio il nostro territorio, storicamente votato ad Hera. Non può meravigliarci più di tanto che oggi siano proprio le donne a ricucire il passato e le nostre tradizioni ancestrali con un futuro praticabile, sostenibile, misurabile già attraverso gli effetti nel breve periodo. Potremmo anche definirla una vera e propria rivoluzione “colturale”, anche se notiamo che essa viene compiuta in maniera ragionata, desiderata e coraggiosa, in ogni caso mai improvvisata. E destinata, pertanto, a portare vera e duratura innovazione e modelli replicabili per uno sviluppo territoriale diffuso. Questa lettura emerge con forza dalla storia imprenditoriale di Imma, Francesca e Maria, le tre sorelle Sorgente, titolari dell’azienda agricola Cerro a Capaccio Paestum. Non è un caso che siano state già attenzionate dai media a livello nazionale per la eccezionalità della loro avventura, che le vede protagoniste assolute di tutti i processi aziendali, anche quelli storicamente chiusi in vetuste logiche di genere.

La vostra è la storia di tre donne emancipate, ciascuna con un proprio percorso di studi, agricoltori per scelta.

“I motivi della nostra scelta sono molteplici; ognuna di noi, prima di cimentarsi in questa attività, ha intrapreso un proprio percorso, per lo più distante dall’ambito agricolo. Nessuna di noi si è tuffata in questo settore subito dopo aver concluso il ciclo di scuola superiore. Pertanto, la nostra scelta non rappresenta soltanto il desiderio di prendere le redini dell’azienda avviata da nostro nonno e poi condotta da nostro padre, ma è una scommessa più ampia. Condurre un’azienda ortofrutticola in coltura protetta significa gestire una realtà continuamente mutevole, ogni anno è diverso, ogni ciclo colturale rappresenta una nuova sfida e bisogna viverla per poter fronteggiare le avversità che quotidianamente si manifestano, da quelle climatiche ai nuovi predatori o alle malattie che attaccano le diverse colture”.

Dalla quantità di prodotto alla qualità di prodotto: è una sfida davvero possibile nel nostro territorio? La Piana del Sele può ancora essere protagonista nel mercato globale?

“Noi crediamo che la Piana del Sele deve essere protagonista nel mercato globale, soprattutto se si parla di agricoltura. Nel nostro territorio abbiamo i mezzi, il know how e soprattutto il microclima necessario alla produzione di diverse cultivar. Difatti, è proprio la geolocalizzazione della nostra area, protetta dagli Alburni e ricca di falde idonee all’agricoltura, che consente a noi agricoltori di offrire ai nostri mercati prodotti qualitativamente validi e con produzioni quantitativamente gratificanti. A tal proposito, risulta fondamentale aver cura del nostro territorio, in quanto i cambiamenti climatici e la tropicalizzazione del nostro habitat stanno rendendo sempre più difficile la coltivazione di specifiche tipologie di ortaggi”.

Voi avete introdotto molte innovazioni. Avete già un’idea di quali saranno le nuove frontiere della prima e quarta gamma sul nostro territorio?

“Il mercato è in fase di grande incertezza e cambiamento: da un lato vi è l’indiscutibile crescita avuta dalla quarta gamma e dalle confezioni pronte all’uso, dall’altro vi è il crescente trend teso a minimizzare l’uso di plastica e promuovere quindi i prodotti di prima gamma. L’ideale sarebbe tentare di raccordare i due segmenti”.

In agricoltura le donne sono sempre state le protagoniste taciute, lavoratrici instancabili ma poco riconosciute. Con voi si realizza un’inversione di tendenza, dalla gestione al contatto con la terra. Sulla scia del vostro esempio, risulta azzardato dire che proprio l’agricoltura sia, tra le varie attività, quella che più di tutte riuscirà ad abbattere le disparità di genere?

“Sì, forse è azzardato, fa semplicemente più scalpore mediaticamente”.

Oggi chi non vuole andare via, attraverso l’innovazione, può recuperare e riproporre le tradizioni in una chiave economicamente sostenibile. In base alla vostra esperienza, per l’agricoltura vale la pena di restare?

“Sicuramente l’agricoltura rappresenta una delle opportunità più grandi che il nostro territorio offre per sua naturale vocazione. Rappresenta pertanto un tassello da cui partire se si decide di restare e rilanciare la nostra economia locale”.

Milena Cicatiello

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