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La taverna letteraria

IL CUORE DI SIMON PER “RIPARARE I VIVENTI”

Maylis De Kerangal è una scrittrice francese nata a Le Havre nel 1967, ed è, attualmente, quanto di meglio si possa trovare nella letteratura contemporanea. Vincitrice di alcuni premi di gran levatura in patria, tra cui il Prix Médicis, Gran Prix RTL – Lire, Premio Von Rezzori. I suoi libri, arrivati in Italia grazie al colosso dell’editoria Feltrinelli, e tradotti da Maria Baiocchi, sono: Corniche Kennedy, Nascita di un ponte, Lampedusa e Riparare i viventi (Réparer les vivants), il mio preferito, scelto anche per una trasposizione cinematografica nel 2016 dal regista Katell Quillevere. Cosicché, vorrei proporre questa lettura, e magari farlo diventare oggetto di dono per amiche, amici e parenti. Infatti è quello che ha scritto il noto autore Daniel Pennac: “Il libro che ho regalato a tutti i miei amici più cari”. Angelo Di Liberto, invece, sulla Repubblica ha scritto: “Un poema di gesti, la canzone intima di una tragedia: la morte che sfugge alla vita, un flusso, un movimento inverso dell’esistenza che ritorna morte per ripiegare a nuovo inizio”. Il soggetto, la storia che si svolge all’interno di questo romanzo si srotola in poche parole. Un ragazzo poco più che adolescente perde la vita in un banale incidente stradale e i suoi genitori devono decidere (in poco tempo) cosa fare del cuore sano di Simon. Ed è qui che viene fuori il talento letterario della vera autrice; saper trarre un capolavoro di scrittura (un lirismo dolce e struggente) da un tema universale, attraverso i punti di vista soggettivi dei vari personaggi ma tutti legati a cascata alla tragedia iniziale, in un arco temporale che va dalle 6:00 del mattino alle 5:59 del mattino seguente. Ma il vero protagonista del romanzo non è nessuno degli uomini e delle donne che lo popolano, bensì è il cuore, come centro, come macchina, e se donato può dare vita. Organo che “racchiude la vita stessa, una potenzialità di vita”. La decisione straziante spetta ai genitori, e in quel momento veniamo risucchiati nella profondità del tema, e di tutte le eventuali sotto-categorie. Una delle frasi più significative del libro è: “Seppelliamo i morti, e ripariamo i viventi”. Proprio perché il vero lavoro dopo un lutto, è avere cura di chi rimane.

“Un vuoto si è aperto davanti a loro, un vuoto che possono immaginare come qualcosa perché il niente è inconcepibile. Quello che provano non riesce a trovare una soluzione possibile, ma li paralizza in una lingua che precede il linguaggio, un linguaggio incondivisibile, che è prima delle parole e prima della grammatica, che è forse l’alto nome del dolore cui non possono sottrarsi”.

Mario Terlizzi

 

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