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IL MARE FUORI

Il “mare fuori”: educare è sempre meglio di punire.

Esiste un carcere minorile di Napoli di Nisida che, attualmente, ospita 41 detenuti, ragazzi e ragazze che pagano pegno allo Stato con la loro giovinezza (tra i 17 e i 21 anni d’età). Quando si parla di espiare la pena in carcere, per qualsiasi adulto rappresenta una esperienza devastante sul piano psicologico e non solo. Ma lo è ancora di più quando a essere condannato è un minore. La differenza sostanziale consiste nella condizione psico-fisica nella quale la persona commette il reato. Il minore, a differenza dell’adulto, si ritrova a commettere dei delitti quando non ha raggiunto ancora la maggiore età, e cioè quando non ha ancora acquisito la piena consapevolezza di se stesso. Stando ai dati statistici, nella maggior parte dei casi il minore commette il reato non perché sceglie “volontariamente” di commetterlo, ma perché “condizionato” da fattori esterni, quali per esempio la sua famiglia, la società o, ancora, il contesto scolastico.

Alla luce di quanto esposto, esiste una forma di tutela giuridica per il minore che abbia commesso un reato?

Sì, esiste il diritto penale minorile (DPR 488/1988), il quale ha come scopo quello di fornire una particolare tutela, prima processuale e poi detentiva, posta a favore del minore. Infatti, l’obiettivo principale del processo minorile è rieducare il minore, ponendolo nella condizione di comprendere di aver sbagliato e, in seguito, di voler cambiare la propria vita, una volta espiata la pena. Ed è proprio nell’ottica della funzione rieducativa della pena che sono previste molte attività educative e di recupero che devono essere compiute, quotidianamente, dal minore, come, ad esempio, il conseguimento del titolo di studio, la frequentazione di corsi di formazione professionale, lo svolgimento di attività sportive.

Qual è la situazione reale insita nelle carceri minorili? Soprattutto, vi sono dei limiti nell’attuazione di questa legge?

Innanzitutto, bisogna fare i conti con un problema di sovraffollamento delle carceri in Italia, che, di fatto, rende sempre più difficile e per nulla dignitosa la permanenza dei detenuti. Altra problematica è costituita dal particolare ed elevato livello di delinquenza che si registra all’interno delle carceri tra i minori. La stretta connessione tra i minori che delinquono e quelli che non delinquono riduce la possibilità di rieducare questi ultimi. Di conseguenza, anche i minori che hanno una propensione al cambiamento e a volersi riscattare, si ritrovano inevitabilmente a commettere dei nuovi reati, perché indotti a seguire dei modelli di criminalità. Modelli, questi, che vengono loro imposti, perché non hanno altre prospettive. Ad aggravare, tra l’altro, tale situazione è la totale assenza di strutture carcerarie idonee a tenere separati i minori in base alla gravità del reato commesso: sono, di fatto, e ingiustamente, equiparati a tutti gli altri detenuti, a prescindere dall’inclinazione a delinquere, dalla effettiva volontà delittuosa, dal modo di agire, dal contesto familiare, sociale e culturale.

Perché il carcere minorile di Nisida può definirsi decisamente un faro nella notte?

Perché il carcere di Nisida ha dato un segnale forte e del tutto innovativo, controcorrente. Come ben sappiamo, i minori detenuti in questo carcere sono soprattutto del napoletano e quindi sono più difficili da gestire, in quanto molti di essi appartengono a clan camorristici oppure alla criminalità in generale. Eppure, nonostante ciò, è stato possibile realizzare un corso di formazione di sub per i detenuti, con la collaborazione del direttore della struttura. La nobile iniziativa è finalizzata all’acquisizione di un brevetto, di modo che, attraverso l’immersione subacquea di tipo professionale, i detenuti diventeranno dei veri e propri conoscitori e protettori del patrimonio ambientale sottomarino del Golfo di Napoli. Per la prima volta viene dato un ruolo da protagonista ai detenuti oltre che delle responsabilità, in quanto dovranno imparare ad amare e tutelare il loro territorio. La sfida è assai ardua, in quanto il carcere in questione è situato sulla più incantevole isola di Nisida e si affaccia sul meraviglioso Golfo di Napoli. Il mare offre ai detenuti un panorama mozzafiato. E tuttavia, non esiste peggior condanna di quella che viene scontata da chi è rinchiuso lì dentro: guardarlo, ma non poterlo vedere.

Valentina Cicatiello

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