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IL CASO NON ANCORA RISOLTO DI GIULIO REGENI

La violazione dei diritti umani: il caso non ancora risolto di Giulio Regeni.

Il 3 febbraio 2016, al Cairo, nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani, venne ritrovato il corpo senza vita di Giulio Regeni, 28enne, dottorando italiano dell’Università di Cambridge. Il corpo denudato e mutilato presentava evidenti segni di tortura: oltre ventiquattro fratture, ecchimosi, denti rotti, lesioni, bruciature e numerosi tagli, probabilmente causati da una lama simile ad un rasoio, sette costole rotte; in seguito, l’autopsia rivelerà un’emorragia cerebrale ed una vertebra cervicale fratturata a seguito di violento colpo al collo, quest’ultimo causa del decesso. Il direttore del dipartimento investigativo di Giza, Khaled Shalabi, sostenne che la causa della morte del giovane fosse da ricercarsi in un presunto violento incidente stradale. La polizia egiziana avallò varie ipotesi per giustificare le condizioni del corpo, chiaramente incompatibili con un incidente stradale: omicidio per motivi personali non meglio identificati, omicidio a causa di implicazioni nello spaccio di stupefacenti. Ma Giulio Regeni con quel mondo non aveva niente a che vedere, era in Egitto per dedicarsi allo studio e alla ricerca. Ingiustamente accusato, il vero motivo per il quale Regeni è stato arrestato dalla polizia egiziana è stato il suo avvicinamento al movimento sindacale che si oppone al governo del generale Al-Sìsì.

In quale modo è stata gestita questa vicenda dalla Polizia egiziana?

C’è stato un evidente tentativo da un lato di nascondere tutta la vicenda e dall’altro di mostrarsi apparentemente disponibile a una cooperazione internazionale. Si è passati, infatti, dal fortuito ritrovamento dei documenti di Giulio nelle mani di un gruppo di malviventi uccisi dalla polizia in un’inesistente sparatoria, all’attribuzione del crimine ai “Fratelli Musulmani”, organizzazione islamista internazionale che, a detta del governo egiziano, avrebbe agito per destabilizzare i rapporti diplomatici tra Egitto ed Italia.

Da un punto di vista normativo, esiste una legge che disciplini il caso di Giulio Regeni?

Giuridicamente, i diritti umani e le libertà fondamentali della persona sono ampiamente riconosciuti e tutelati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. È riconosciuto ad ognuno “il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”(art.3); “nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura, trattamento o punizioni crudeli, inumane o degradanti” (art.5); “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, da solo o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti” (art.18). Tuttavia, nonostante siano trascorsi sessant’anni dalla pubblicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, essa rappresenta più un sogno che una realtà. Ne esistono violazioni in ogni parte del mondo. Anche nella fattispecie del caso Regeni c’è stata un’evidente violazione dei diritti umani. Giulio Regeni è stato condannato, ingiustamente, solo per il suo desiderio di difendere i valori democratici e di lottare contro sistemi che negano la libertà dei propri cittadini. Infine, ciò che si spera è che si faccia finalmente chiarezza sul caso Regeni al fine di individuare gli effettivi responsabili di questo crimine, perché la sua storia riguarda tutti noi.

Valentina Cicatiello

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