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ANTONELLA NIGRO – “NEL SEGNO DEL MARE” DI PROCIDA

Come tutti i viaggiatori avveduti prima della perigliosa partenza per mare, però, occorre interpellare Oracoli e Sibille e, a Procida, la misteriosa e antica tradizione del vaticinio, tutto al femminile, dei Quadrilli potrà consigliare l’ardito: opere d’arte che uniscono, devozione a divinazione in un unico, magico oggetto. La profezia è data. Il viaggio ha inizio”.

Queste sono le parole finali della critica alla prima “Biennale d’arte contemporanea della città di Procida 2022” della docente, nonché critico d’arte, Antonella Nigro (nella foto in alto). Il vernissage tenutosi il 3 luglio alla Torre degli Infernali della meravigliosa Procida, Capitale della Cultura Italiana 2022, ha voluto celebrare la cosiddetta “Isola di Arturo”, attraverso quarantasette validi artisti provenienti da tutta Italia e dall’Estero, per dialogare sul “mare”, principale punto di incontro tra culture differenti. Il moderatore Ivan Guidone (sociologo e giornalista) ha condotto il dibattito inaugurale tra la nostra Antonella Nigro, il curatore e ideatore della mostra Nicola Porta, la direttrice artistica Lilliana Comes e la scrittrice e poetessa Annamaria Farricelli. Molti dipinti sono volti sognanti, dai tratti infantili, a volte più sensuali, di donne rappresentanti spicchi reali di mondo terreno; intere isole, narranti una storia dai confini definiti. Eppure la loro chioma morbida e fluente si unisce al mare che, a sua volta, diviene parte di cielo blu, principalmente notturno; lo stesso mare che bagna, creando forti incontri e scontri tra mondi e popolazioni diverse. Un filtro, quello dell’artista Comes, di musicale dolcezza: la danzatrice in un cielo di chiara notte; la sirena sospesa in uno spazio senza identità; si ha un sentore di brezza smorzata con lo zucchero di canna e si avverte una nenia incantata che accompagna un giro di giostra senza fine. Il riflettore a mo’ di luna proietta la luce su parte delle abitazioni e la danzatrice resta fuori, oltre il visibile, oltre la razionalità, come estetica mobile di sogni lontani dalle possibilità umane. La malinconia impera ovunque, e la fluidità della posa dei volti femminili, che si protendono in un enorme spazio blu senza punti cardine, ne sono i garanti. Il tempo non esiste in questa ottica-Comes, come è assente nella mostra allestita: i tratti e lo stile rimandano al nostro secolo, ma i soggetti, d’ispirazione mitologica, fiabesca, carichi di fluida dolcezza liquida (che fa restare increduli), cavalcano i millenni della mente dell’uomo imbevuta di sogni e speranze deluse.

Antonella, cosa ti è rimasto dentro dell’isola di Procida?

“La bellezza di un paesaggio che sposa l’infinito del mare, una magia di meraviglie di cieli tersi e onde cristalline”.

Il nodo complesso di classicità-contemporaneità. Lo sciogliamo?!

“Riguardo l’isola di Procida credo sia impossibile sciogliere questo nodo, considero questi due concetti temporali legati saldamente: non si può che pensare al Mito una volta sbarcati a Procida e ai viaggi degli eroi classici, ma l’atmosfera e la vita dell’isola sono permeate da una forte internazionalità che la rende luogo assolutamente contemporaneo”.

Sei una personalità della scena pubblica davvero eclettica. Quante vesti hai indossato? Quanti luoghi visitato? Racconta.

“La mia attività è stata, ed è tuttora, legata principalmente alla storia e alla critica d’arte, quindi alle mostre, all’interpretazione delle opere e alla stesura di saggi, ma questo non ha escluso che potessi ampliare il settore performativo arrivando al teatro ed elaborando testi che sono stati portati in scena, preferendo sempre una sinergia tra le discipline artistiche. I luoghi visitati sono stati molti e, questi viaggi, mi hanno insegnato l’immensa bellezza dell’Italia che, senza alcun dubbio, si attesta come scrigno del patrimonio artistico dell’umanità”.

Questa brezza dell’arte dove ti condurrà ora?

“Ovunque mi condurrà, io la seguirò”.

E noi verremo con te!

Rachele Siniscalchi Montereale

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