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Il cinema ritrovato

ATTORI RINATI: KEVIN SPACEY E JOHNNY DEPP

Molti attori, nel panorama hollywoodiano, sono spesso caduti in basso e poi rinati, per i più svariati motivi. Chi per problemi di droga, chi per inchieste, chi per divorzi tribolati o accuse di vario genere, chi per scelte sbagliate riguardo ai ruoli da interpretare. A questo proposito, basti pensare che la prima scelta per interpretare “Rambo” era John Travolta, o che Michelle Pfeiffer era la prescelta Clarice Starling per interpretare “Il Silenzio degli innocenti”, Tom Selleck aveva il copione in mano di Indiana Jones, per finire con Robert De Niro che doveva essere niente di meno che Jack Torrence in Shining. Cosa ci saremmo persi? Ma chi può saperlo. Tutto questo per dire come, nello star system, le scelte ti possono aprire quella sorta di sliding doors e segnare il tuo destino. Ho citato attori di successo, che hanno avuto la loro straordinaria carriera. Ma qui parliamo di altro. È di questi giorni la riabilitazione di Kevin Spacey, prosciolto dalle accuse di molestie che lo avevano emarginato e bollato come impresentabile. Stesso discorso per Johnny Depp, accusato di maltrattamenti. Quando fai parte di quel mondo, deleghi la tua vita privata. Non ne hai. Ecco perché molti non la reggono quella pressione e cedono di schianto, perché chi prima ti osannava, major comprese, poi ti tratta come un appestato, quasi a rivendicare l’ipocrisia di essere quelli senza macchia. Kevin Spacey, forse uno dei più bravi attori contemporanei, faccia di gomma, straordinario interprete di ruoli a cui ha dato le sue stigmate. Quale Keyser Soze sarebbe stato all’altezza della sua interpretazione? Quale magnifico marito vessato, che prende la sua rivincita morendo assassinato col sorriso di una vita recuperata, seppur per un breve periodo, in “American Beauty”? Chi di noi ha continuato a vedere “House of Cards” nel momento in cui è sparito lui, appena incriminato? Nessuno. La magistrale interpretazione in “Margin Call”, con la scena in cui invita i broker a vendere azioni spazzatura anche alla madre, per salvare l’azienda. Dopo questa sentenza si spera di rivedere questo attore dal talento immenso sul grande schermo al più presto. Nota a margine, guardate la sua imitazione di Al Pacino, non ci si crede. Johnny Depp, come talento, nessun paragone con chi ho appena citato, ma bravo assai a crearsi quella sorta di personaggio buono per tutte le stagioni. “Donnie Brasco”, “Blow”, “La vera storia di Jack lo squartatore”. Film con un filo conduttore: l’eroe un po’ sfortunato, protagonista indiscusso, ma con finale amaro in cui, in un minuto, perde tutto. Lui, per queste cose, ha la faccia perfetta, triste andante. Ovviamente ci riserviamo capitan Jack Sparrow. Personaggio che ha costruito lui, ispirandosi a Keith Richards, uno dei chitarristi iconici della storia del rock. Quel personaggio è interamente suo. Il dinoccolare svampito ma furbo e geniale, il miglior pirata mai apparso sullo schermo, eppure, dopo le accuse ricevute, la Disney lo aveva ripudiato, cancellando con un colpo di spugna un personaggio diventato meta di neologismi mandati a memoria. Anche nel processo contro Amber Heard, ci ha deliziato. Ricordo una domanda dell’accusa (traduco in maniera impropria): “È vero che si versava enormi bicchieri di vino in quel periodo?”. Ed ecco che esce l’attore consumato: “Enormous?”. E sorriso sardonico. Impagabile. Ora Johnny Depp è il figliol prodigo, ho letto di un progetto di una “Famiglia Addams” con lui ad interpretare Gomez ed Eva Green nei panni di Morticia. Sarebbe un mix perfetto. Nota dello scrivente: Eva Green è una di quelle donne per cui mi taglierei tre dita di una mano per andarci a cena. Senza rimpianti.

Carlo Marrazza

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