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CAMMINI

La storia dell’uomo è una storia di cammini: si cammina per le vie dello shopping, si cammina per raggiungere santuari e accendere candele, si cammina per bruciare calorie ed essere in salute, ma si cammina anche per essere in salvo, per scappare, per fuggire, per migrare. Chi si trova in cammino in questi giorni sono i migranti che, al confine tra Bielorussia e Polonia sono bloccati in una morsa disumana creata dal gioco politico che da mesi mettono in campo Paesi Comunitari e non Comunitari. Sembrerebbe che già dagli inizi dell’estate il governo di Minsk accolga migliaia di richiedenti asilo per sospingerli verso il territorio polacco e baltico. Da marzo il governo bielorusso starebbe semplificando le procedure burocratiche che sarebbero state appaltate ad agenzie di viaggi esterne per rilasciare visti “turistici” in Iraq, semplificando le avversità che migliaia di persone affrontano nell’intraprendere la rotta balcanica. Sarebbe stato creato un ponte aereo tra l’aeroporto di Minsk e quelli di molte città medio-orientali. Da mesi infatti diverse compagnie hanno attivato voli che collegano in modo diretto Minsk con Damasco, Dubai, Istanbul e altre città. Arrivati in Bielorussia alcuni dei migranti vengono sistemati temporaneamente in hotel controllati dal regime per poi essere scortati al confine dalle forze di sicurezza bielorusse. Molti sono invece costretti ad affidarsi ai trafficanti, le cui “tariffe” ammontano a migliaia di euro. L’ultimo tratto della rotta, l’attraversamento del confine con la Polonia, deve essere percorso a piedi. Il confine, pattugliato dalle guardie di frontiera polacche, si trova in una zona fitta di boschi, paludi, animali selvatici, borseggiatori. Il “viaggio”, pagato al prezzo di migliaia di euro, si fa sempre più colmo di pericoli e diventa una scommessa la cui posta in gioco è la propria vita, quella futura. Intorno alle recinzioni poi i controlli sono così serrati che i migranti non possono far altro che accamparsi lungo il confine nella disperata speranza di riuscire ad attraversarlo e continuare il loro cammino. Le ultime notizie provenienti dalle autorità bielorusse riguardanti la situazione al confine tra Bielorussia e Polonia, zona quasi del tutto inaccessibile per la stampa estera e indipendente, riportano la presenza di circa 2000 persone, tra cui anche 200 bambini, accampate in condizioni di estrema precarietà ed indigenza che la sola Croce Rossa Bielorussa (che se ne sta occupando) non può fronteggiare. Di questa orribile storia una certezza sono le sanzioni comminate dall’Unione Europea al regime di Alexander Lukashenko che lo scorso maggio avrebbe dirottato un volo di Ryan Air su cui viaggiava un dissidente. Da una parte del campo quindi il gioco spietato di un tiranno che, contando sulla radicata ostilità dei Paesi dell’Europa dell’Est ai flussi migratori, utilizza corpi di persone per creare pressioni sulle manovre politiche dell’Unione. Dall’altra la Polonia, la cui polizia il 16 novembre è arrivata a respingere con violenza un gruppo di migranti che aveva cercato di oltrepassare il confine, usando gas lacrimogeni e idranti. Più ad ovest della Polonia i sedicenti arbitri della disumana partita, le istituzioni dell’Unione che pressano per l’interruzione del collegamento aereo con Minsk e intendono inasprire le sanzioni il cui obiettivo è Lukaschenko e che – pur professando doverosa una politica di accoglienza che restituisca dignità a chi è costretto a migrare attraverso canali legali e controllati – non ripudia i muri alle frontiere. Sarà forse per questo che si prospetta per i prossimi anni un ruolo sempre più rilevante di Frontex, agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a cui è affidato il funzionamento del sistema di controllo e gestione delle frontiere esterne dello Spazio Schengen e dell’Unione Europea.

Enrica Colasanto

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