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Profilo di Strega

DRUSILLA FOER

Se un motivo per chiamare una rubrica “Profilo di “Strega” c’è, sarà pure giunto il momento di tratteggiare il profilo di una donna a dir poco magica, Drusilla Foer. Personaggio e persona, a cui ha dato vita Gianluca Gori, sfugge ad ogni definizione e definirla è senz’altro l’ultima delle necessità dopo aver ascoltato o letto una sua intervista. Si può dire come non definirla: non è un travestito (nel senso dispregiativo con cui spesso si additavano, non troppi anni fa, persone transessuali), non è una donna trans, non è l’alter-ego di Gori (nella dimensione pubblica Gori praticamente non appare, non esiste), non è una drag-queen (non appartenendo a questa tradizione teatrale e cabarettistica). L’unica parola che sembra avvicinarsi alla descrizione del suo profilo è “travesti” o, corrotta dal francese, “en travesti”, un personaggio che in un’opera teatrale o lirica viene interpretato da un attore o cantante di sesso opposto. Ma se lei ci stesse leggendo troverebbe oltremodo erronei e fastidiosi questi vani tentativi di ingabbiarla tra le sbarre della terminologia. Rifiuta l’appellativo di icona di stile, quello di ricca nobildonna, non si dice vanitosa, preferisce non asserire alcunché su di sé. E allora lasciamo parlare i fatti e diciamo cosa ha fatto e cosa fa Drusilla Foer nella vita. La sua biografia non ha pagine noiose: pur non amando parlare della sua età, che ammette essere tra i 40 e 70 anni, trapelano notizie sulla sua nascita a Siena il 23 luglio del 1945 sotto il segno del leone. Trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza a Cuba, a seguito del padre, diplomatico; delle ragazze cubane dice di aver ammirato le rotondità di cui era totalmente priva, ma l’invidia di corpi altrui, si sa, è roba da ragazzinƏ, ora è grande per queste cose, ha smesso di combattere contro sé stessa. Il suo nome, Drusilla, è lo stesso della sorella gemella di suo padre, morta per una malattia tropicale, ed è anche quello di un battello sul quale i suoi nonni, esportatori di vino senese, trascorsero, ad Istanbul, una folle ed ebbra notte d’amore, concependo i loro figli. Ha un fratello, Gherardo, e due sorelle scomparse in un tragico incidente aereo. Ha viaggiato per il mondo, per anni ha vissuto a New York, dove si occupava di un negozio di abbigliamento vintage, poi a Bruxelles e oggi vive a Firenze. Ha avuto due mariti: un texano “un po’ orrendo”, inconsistente e interessato a nulla se non ai soldi, ai rodei e alle bionde, e un belga, un uomo eccezionale, solido e lieve, Hervé Foer Dufur, che l’ha lasciata vedova. Giacomo, suo nipote, tatuatore di professione, ha aiutato la zia a superare il lutto e a riprendere in mano la sua vita. Tra le sue amicizie annovera quella di Tina Turner. Presenza fissa nella sua esistenza (e in molte delle sue sagaci performance) è Ornella, la sua pungente domestica. Oggi Drusilla Foer è attrice, scrittrice, cantante, drammaturga. Nel 2012 ha recitato nel film di Ozpetek “Magnifica presenza” e nel 2022 partecipa al film “Sempre più bello”, commedia di Claudio Norza. È nel cast di molti programmi: “Strafactor”, “Matrix Chiambretti”, “CR4 – La Repubblica delle donne” e “Ciao Maschio”. È autrice e protagonista degli spettacoli teatrali “Venere nemica” in cui narra una storia tratta da quella di Amore e Psiche nella versione di Apuleio e “Eleganzissima”, recital fra musica e teatro in cui racconta con humor tagliente aneddoti e ricordi intensi della sua vita straordinaria. Dallo scorso anno è anche in libreria con il suo: “Tu conosci la vergogna. La mia vita eleganzissima”. A febbraio la vedremo su Rai 1 alla co-conduzione del Festival di San Remo. Drusilla Foer è una ribelle, anticonvenzionale, fuori da ogni stereotipo, arguta, irriverente e incantevole diva. È una che alla domanda marzulliana se sia più difficile capire chi si è o essere chi si vuole essere risponde la prima: capire chi si è presuppone un contatto con sé stessi, il rischio che si corre è ingannarsi, ma va corso. L’immagine di sé, dice in un’intervista televisiva, può essere un propellente quando si è molto giovani, quando si deve acchiappare la sicurezza di sé, ma quando si inizia ad essere donnine un po’ frollate, anziane, come lei, è più conveniente appoggiare la propria sicurezza su ciò che si sa di sé, sulla certezza, non sull’immaginato. Drusilla è una che, molto seguita sui social, li ha utilizzati nella difesa e nell’appoggio del DDL Zan, è una che pensa che più che di identità di genere si debba parlare di identità, di individui, tutti traditi da ogni tipo di categorizzazione. Avremmo potuto sperare di meglio per la vecchia e tradizionale rassegna della musica italiana?

Enrica Colasanto

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