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Il cinema ritrovato

LA STRANA VITA TRISTE DI JIM CARREY

Spesso, a chi intraprende questa carriera, soprattutto in base alle prime performance, viene appiccicata una etichetta che fatichi a toglierti di dosso. Ma, a volte, come nel caso di Jim Carrey, c’è l’evoluzione dell’attore stesso, che lo porta ad una crescita professionale insieme alle vicende umane, che fatica a rapportarsi con l’artista della prima ora. Jim Carrey nasce in Canada e, tra mille difficoltà e con tanta gavetta, riesce ad arrivare nell’Olimpo di Hollywood. Nell’immaginario collettivo, Jim Carrey è “The Mask”, o “Ace Ventura l’acchiappa animali”, i personaggi che hanno fatto la sua fortuna, costruiti su una capacità mimica (facciale e fisica) che ha pochi eguali al mondo, se non nessuno. A tal proposito, illuminanti sono i primi spettacoli di Carrey, che si esibisce come cabarettista, unendo la capacità innata della battuta fulminante, alla “deformazione” facciale che gli fanno assumere le sembianze di chi imita. Guardare il suo Jack Nicholson, il suo Clint Eastwood, il suo James Dean, fa rimanere letteralmente a bocca aperta. Guarda in camera e cambia lineamenti e voce. Un talento strepitoso. In pratica snodato, come detto, raggiunge il successo al box office con i film sopracitati e con “Scemo+Scemo”, criticatissimo, ma record movie al botteghino. Come spesso accade, però, chi è un grande comico, possiede una vena drammatica molto accentuata. Ed ecco arrivare pellicole come “Number 23”, “Se mi lasci ti cancello”, in cui Jim Carrey dimostra di essere attore vero, uno che si può sedere nel salotto buono dei grandi, per arrivare, nella sua sublimazione, a “The Truman Show” e “Man On The Moon”, film che gli valgono il Golden Globe e il riconoscimento unanime dell’Academy. Ogni premio ritirato, ogni apparizione televisiva (David Letterman, Jay Leno, per citare i programmi più famosi) sono degli spettacoli in sé: pubblico in visibilio e show assicurato. Quasi come una inevitabile Nemesi, la vita privata di un uomo di tale successo, non è sempre lustrini e paillette. L’uomo Jim Carrey è stato dipendente dal Prozac, unico rimedio ad una depressione che lo ha accompagnato per tanti anni. Anni in cui ha dovuto affrontare drammi autentici, come la morte dell’ex fidanzata, lasciata solo 5 giorni prima e trovata esanime con accanto una scatola di pillole. Suicidio. Oppure la sua presa di posizione No-Vax che gli sono valse le critiche più feroci e un calo netto della sua popolarità. Quel mondo dorato non ti perdona niente e spesso ti affonda proprio quando pensi di averlo conquistato definitivamente. Da un paio di anni, Jim Carrey non si vede. Ha deciso di appartarsi e scomparire un po’, vittima della sua cronica depressione e di delusioni in serie. Quel ragazzo sempre allegro, sempre sorridente, fatto di gomma, era ed è, come spesso accade, solo una faccia della medaglia. Il lato oscuro della vita di Hollywood, prima o poi, ti presenta il conto. La considerazione finale è però puramente artistica. Siamo di fronte ad un talento cristallino, un genio della recitazione che, forse, non è stato compreso del tutto. Quel che possiamo fare, come omaggio, è suggerirvi di andare su YouTube e cliccare: Jim Carrey faces. Rimarrete senza parole.

Carlo Marrazza

 

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