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LA VIOLENZA DELLA LUCE – IL RITORNO DI GIANLUCA DE RUBERTIS

Gianluca De Rubertis, classe 1976, nel 2001 fonda, insieme alla sorella Matilde, Riccardo Schirinzi e Giancarlo Belgiorno, gli Studiodavoli, imponendosi come band unica in Italia per suono e stile. Si trasferisce a Milano e decide di collaborare con Alessandra Contini, fondando la band Il Genio. La scalata alla ribalta è rapidissima, il singolo Pop porno diviene un vero e proprio fenomeno musicale. Nel frattempo lavora al suo disco solista Autoritratti con oggetti, che esce nel 2012, mostrando al pubblico il lato più cantautoriale di sé. Nel maggio 2015 entra in contatto con l’etichetta MarteLabel ed è con quest’ultima che esce il suo secondo progetto discografico, L’universo Elegante, che vanta la collaborazione di Amanda Lear e Mauro Ermanno Giovanardi. Dopo Autoritratti con oggetti e L’universo elegante, Gianluca licenzia il suo terzo disco. S’intitola La violenza della luce ed esce il 23 ottobre prossimo per Sony Music (RCA Numero Uno / Sony Music). Il disco si compone di otto tracce e mostra uno spontaneo equilibrio tra la raffinatezza della scrittura e la semplicità stilistica del “pop”. Con La violenza della luce l’autore riflette, nel modo più autentico possibile, sul potere maieutico dell’oscurità, su come nel “buio” di una condizione esistenziale difficile si possa raggiungere una presa di coscienza insperata. Lo stupore che deriva dall’orrore che si prova per sé stessi è anche il più formidabile acciarino che ci consente di appiccare un primo timido e delicato fuoco. Questo disco intravede la sua luce in uno spazio-tempo molto rapido, violento e critico. Con Pantelleria, primo singolo estratto, si raggiunge la vetta lirica dell’intero album, un album che non rinuncia alle domande più profonde, cruciali e terribili che si pongono quei pochi uomini ancora alla ricerca della vera felicità, un album splendidamente riuscito.

Ciao Gianluca, a chi è rivolto questo disco e che cifra stilistica presenta rispetto ai precedenti?

“Spero che possa essere un disco rivolto a tutti, ognuno di noi del resto, almeno io credo, anela all’emozione pura, ad un bagliore che sia sensazionale. Credo che quest’album abbia un linguaggio aperto e puro, non rinunciando ad una ricercatezza in cui mi identifico comunque”.

Tu stesso l’hai definito un “concept album privo di concetto” ed hai continuato “non lo è per definizione ma potrebbe esserlo per elezione”, potresti spiegarci meglio?

“Non c’è un filo conduttore tra un brano e l’altro, almeno non in campo prettamente narrativo, ma al di là dei significati il leitmotiv c’è, è un chiarore che manca o che viene invocato all’interno di tutto il disco”.

Passiamo al titolo, quanto può o sa essere violenta la luce?

“Non c’è solo un modo in cui può essere violenta, esistono infinite sfumature di violenza e infiniti modi per accogliere quella luce, lo stesso sfolgorare potrebbe risultare inviso a qualcuno e desiderabile ad un altro, dipende dal tipo di inclinazione delle nostre personalissime vite. Violenza è non violenza, almeno se si parla di luce”.

Avendo ascoltato l’intero disco in anteprima, ho apprezzato particolarmente i testi di Voi mica io e Solo una bocca. Ti va di anticipare qualcosa anche ai lettori?

“Voi mica io è una specie di manifesto dei luoghi comuni, quelli in cui tutti incappiamo, parla dell’arroganza che ci fa credere di essere sempre i soli al riparo dall’errore. Solo una bocca è un sentitissimo rimpianto per le carezze smarrite, quelle vere, quelle che ci fanno sentire meno soli nell’universo”.

Il 4 settembre è uscito Pantelleria. Dalle sonorità languide e seducenti, si caratterizza per una scrittura minuziosamente ricercata ed una sua lentezza plastica, raccontaci com’è nato questo brano.

“In maniera misterica e pura, ero a Milo, ospite di Edy, un mio amico e collega cantautore, a pochi passi dalla casa di Franco Battiato. Pantelleria si è scritta di notte, mentre dormivo, e si è ritagliata uno spazio all’interno dell’album. L’immagine dei fagioli a mollo mi è venuta spontaneamente, in fondo siamo tutti un po’ abbacinati dalla bellezza di certi posti, e guardarli mentre si è a bagno nel mare ci fa sentire piccoli, e anche un tantino cretini rispetto alla natura che ci soverchia”.

Mariangela Maio

 

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