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L’INNO ALL’AMORE FISICO

Je t’aime moi non plus – L’inno all’Amour Physique.

Parigi, autunno 1967. “Scrivimi la canzone d’amore più bella del mondo. Je t’aime”: ti amo, dice lei. “Moi non plus”: neanche io, risponde lui. Non se lo fa ripetere una seconda volta e si siede al pianoforte a coda. Non lo dice ma tutto lascia pensare che sia ancora nudo. La sveglia dopo un paio d’ore, quando gli accordi sono già pronti. Coperta solo da un lenzuolo, lei si sdraia sul pianoforte, come nella scena cult del film di Godard. Lei è Brigitte Bardot, lui Serge Gainsbourg, l’ultimo dei poètes maudits e questa è la storia di Je t’aime moi non plus. L’inno all’Amour Physique, un brano in grado ancora oggi di evocare un’epoca: l’inebriante post-sessantotto parigino. Il titolo è un gioco di parole che Gainsbourg avrebbe creato per omaggiare la celebre frase di Salvador Dalí “Picasso est espagnol, moi aussi. Picasso est un génie, moi aussi. Picasso est communiste, moi non plus” (Picasso è spagnolo, anch’io. Picasso è un genio, anch’io. Picasso è comunista, nemmeno io). Una negazione che smaschera l’affermazione iniziale e che diventerà il simbolo dell’erotismo e della rivoluzione sessuale, dal momento che svincola la donna dall’inventare un sentimento pur di abbandonarsi alla pura attrazione fisica. Il pezzo venne inciso nel 1967 ma ci sarebbero voluti quasi vent’anni (era il 1986) prima che quella versione (con Brigitte Bardot) vedesse la luce. All’epoca la Bardot era sposata con Gunter Sachs e preferì non figurare nel brano. Caratterizzato da una metrica scarna e sospiri spasmodici, la canzone simulava un rapporto sessuale in modo così esplicito che prendervi parte significava praticamente ammettere l’adulterio. Lo chansonnier si mise, quindi, alla ricerca di un’altra voce femminile. E sul set di Slogan, pellicola del 1968 di Pierre Grimblat, “Monsieur La Décadence” incontrò Jane Birkin, una ragazza della Swinging London, reduce dal successo di Blow-up di Antonioni. L’amore fu più forte della coerenza e la passione fece presto ad invertire la rotta. In una discoteca degli Champs-Elysées si celebrò, così, il miracolo di un genio che scopriva finalmente la sua musa e di un uomo che trovava l’amore della sua vita. “Quando mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto cantarla, ho accettato solo per gelosia. Non volevo la cantasse con un’altra donna”, dirà poi la Birkin. Sembrerebbe, inoltre, che Gainsbourg le abbia chiesto di alzare la tonalità di un’ottava per renderle la voce algida e diafana come un soffio. Je t’aime moi non plus, ufficialmente pubblicata nel 1969, si rivelò uno scandalo, così com’era stato preannunciato. Ma nonostante il sequestro dei dischi, la censura da parte della BBC e la scomunica del Vaticano, il disco vendette più di cinque milioni di copie e Serge Gainsbourg e Jane Birkin divennero due icone del loro tempo, la couple mythique di Francia. “Cercate gli esseri estremi, i deliri, gli incanti”, scrive il poeta Franco Arminio: loro due si erano trovati, semplicemente, nella regione più estrema dell’amore.

Mariangela Maio

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