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MICO ARGIRÒ E LE SUE CANZONI

Irriverente sì (ma Di nascosto). Mico Argirò e le sue Canzoni dagli anni ‘20.

Anticipato dai singoli Hijab, Le canzoni divertenti e Lambroolyn, è uscito il 15 aprile 2022 Irriverentə, il nuovo eclettico album di Mico Argirò, cantautore agropolese che vive e lavora a Milano. Irriverente già dal titolo, la schwa infatti è un simbolo che fa incazzare tutti, che siano gli invasati del linguaggio inclusivo o i rigidi tradizionalisti e risolve, altresì, l’indecisione di Argirò di riservare l’appellativo a sé stesso o alle sue canzoni. Irriverentə contiene 8 storie degli anni che stiamo vivendo: nel disco, seppur con grande energia, si racconta il disagio di vivere nel secondo ventennio di questo secolo, tra l’odio sui social, la critica all’arte contemporanea, la pandemia, il lockdown. L’album miscela l’elettronica ai suoni acustici della musica d’autore, sperimenta nella forma-canzone pur restando fedele a quella che è la verve compositiva dell’autore, molto pop e fuori dagli schemi. L’album vanta la collaborazione di artisti provenienti da mondi musicali differenti: dalla musica popolare al rap, dall’indie al cantautorato. Ma che trovano, in Irriverentə, terreno fertile per dar vita a un melting pot di generi. Altra particolarità è la scelta di stampare l’album non su CD, non su vinile, ma su preservativi. «Il fatto che Irriverentə sia stampato su preservativi mi diverte» commenta Mico Argirò «soprattutto abbinato alla copertina di Bio Dpi; l’immagine ritrae senza mezzi termini una “cacchetta” con la corona; cercavo un modo di metterla in culo al mondo e l’ho trovato così». Segue l’intervista.

Come e quando nasce l’idea di stampare l’album su preservativi alla fragola?

“Quando un amico, un collega cantautore, mi ha regalato il suo disco e non ho potuto ascoltarlo, né al computer e né in macchina, non avendo un lettore CD. Da lì ho capito che quel supporto stava passando, ma soprattutto che si poteva creare qualcosa di diverso e di coerente con l’album. Un oggetto che desse la possibilità di sostenere il progetto musicale (che costa tanto e ha bisogno delle vendite dirette) e che fosse, al contempo, simpatico e creativo. Ho pensato che sarebbe stato il massimo farlo su preservativi e ho scoperto, tra l’altro, che un supporto simile non era mai stato usato prima. Il gusto è stato scelto per rendere rosa anche il preservativo e amplificare il godimento dell’album”.

Perché l’hai definito un album dinamico?

“L’album si pone a metà strada tra il supporto fisico e il mondo digitale: attraverso un QR code si accede ad un’area online privata, nella quale ci sono le canzoni e dei contenuti speciali. La dinamicità viene dal fatto che, essendo un’area online di contatto diretto tra me e chi ha comprato l’album, i contenuti possono variare, possono rimanere per un periodo di tempo o per sempre. In questo modo si può estendere la narrazione del disco, aggiungendo alle canzoni contenuti sempre nuovi. Il primo è già nell’area, presto ci sarà il secondo”.

Come sei riuscito ad accordare in un unico progetto discografico generi musicali e artisti così differenti tra loro?

“Dietro questo album c’è, forte, la mia identità e forte è l’idea di raccontare gli anni ‘20 attraverso la mia sensibilità. È stato bello vedere come tutti gli ospiti (artisti unici ed eccezionali) hanno saputo mantenere la propria identità e fare un passo verso la mia. Allo stesso modo, anch’io sono cambiato grazie a loro, pur mantenendo salda l’idea di base. È un privilegio collaborare con artisti come Pietra Montecorvino, Eugenio Bennato, Andrea Tartaglia, Luciano Tarullo, Antunzmask e i ragazzi del collettivo Cilento Doppia H, Gabriele Slep e Frank Bonavena, Ivan Malzone e Biagio Francia, ma anche tutti gli artisti non musicali che sono nel disco: Alvaro Vitali, Biodpi, Iara Carvalho, Andrea Ranaldo, Daniele Russo, Giovanni Carbone, Angelo Barone, Pia Argirò. Una squadra assurda, che solo io o la polizia penitenziaria potevamo mettere insieme”.

Nel brano Le canzoni divertenti scrivi “O nemico mio song io”, parlaci di questa frase.

“Questa frase è una lezione da imparare per elevarsi nella vita. La mia lotta non è all’esterno, o meglio non è solo lì, ma parte dall’interno: il mio nemico sono io; sono io quando mi guardo allo specchio e mi trovo più bello, sono io quando credo in canzoni di plastica e mi innamoro di traditori, il nemico sono io col mio iPhone in mano e la testa spenta. C’è tanta autocritica in questi versi, ma anche tanta critica sociale: se invece di indignarci a comando, programmati dal sistema e dai social, combattessimo le battaglie del nostro interno, diverremmo persone migliori e, solo allora, potremmo dirigere quell’indignazione anche verso l’esterno. Per fare questo, però, bisogna svegliarsi, accendere la testa (e l’anima)”.

Come nasce il brano Lucia?

Lucia nasce in maniera casuale, più per destino direi: mi è arrivato tra le mani un libro di una poetessa, Lucia Panascì, e mi sono innamorato di quei versi, ci ho diviso le notti. Il libro è stato pubblicato postumo e ho conosciuto Lucia solo attraverso la sua arte, che è notevole, potente, sporca del dolore della malattia e limpida come un cielo poetico, come i messaggi d’amore. Ho meditato tanto sul pubblicare questa canzone, temevo di riaprire il dolore della famiglia, ma parlandoci mi sono ricreduto. In questi anni ‘20 c’è la morte, lo sappiamo bene, ma qui la morte viene vinta dall’arte, viene vinta dalla poesia. Volendo usare le parole di Lucia: “Non ci si ferma soffrendo e neanche morendo, siamo già nell’eternità”.

Se ti dicessi che puoi scegliere solo una delle otto canzoni dell’album, quale sceglieresti? E perché?

“Sceglierei Di nascosto, perché “di nascosto” è una bella parte di me: intima, romantica, coraggiosa, irriverente, irrispettosa delle regole, avventurosa, popolare e insieme elettronica. Il brano racconta delle mie fughe di casa, durante il primo lockdown, per stare con una ragazza, racconta di quando la multa era di mille euro e nel mio paese c’erano i droni, la paura della malattia e l’odio sociale. Ma io pensavo solo all’amore e questa canzone racconta tanto di me. Forse al pubblico arrivano meglio brani come Hijab o Lambrooklyn, eppure io ho un debole per questa canzone e per Lucia”.

È previsto un Irriverentə Tour?

“Siamo già in viaggio con Biagio Francia: stiamo portando queste canzoni in giro per l’Italia, in una veste molto elettronica, energica e ballabile; uno spettacolo che è sia ascolto, sia partecipazione, sia rituale. Le date stanno andando bene, nei prossimi mesi saremo in diversi festival e locali con i nostri sintetizzatori, chitarre, drum machine e theremin. E la cosa mi emoziona molto”.

  Mariangela Maio

Leggi  QUI  la copia digitale de Il Commendatore Magazine.

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